ARDIA DI SEDILO TRA FEDE E CORAGGIO

Ardia di Sedilo tra fede e coraggio

09/08/2016 SEDILO:

San Costantino: S’ardia Sedilo Oristano 6-7 luglio

Cavalcata che commemora la vittoria di Costantino il Grande (imperatore del IV secolo, qui venerato come santo) conseguita contro Massenzio, il 27 ottobre del 312. La leggenda narra che Costantino durante la battaglia contro Massenzio, non aveva possibilità di vittoria in quanto le truppe nemiche erano numericamente superiori, ebbe una visione: in cielo apparve una croce con la scritta “in hoc signo vinces”. Costantino fece adottare ai suoi soldati un simbolo formato dall’incrocio di una “X” e una “P”, che erano le iniziali del nome di cristo in lingua greca. In breve tempo le truppe di Massenzio vennero accerchiate e sconfitte. Fin qui la leggenda.

La festa di San Costantino è una delle più suggestive feste della Sardegna: una spericolata cavalcata che commemora la vittoria di Costantino.

Un gruppo numeroso di cavalieri si lancia in una sfrenata corsa per raggiungere il sagrato della chiesa passando attraverso un arco molto stretto.

Tra i numerosi cavalieri, un uomo – sa Candela Madzore (Bandiera Maggiore) – viene scelto per portare lo stendardo di broccato giallo di Costantino. Quest’uomo è colui che scegli due tra i migliori cavalieri affinché cavalchino al suo fianco per scortarlo durante la corsa. A loro volta i due cavalieri scelti scelgono le tre scorte. Questi uomini sono la guardia alla bandiera maggiore, sono armati di lunghi bastoni, lotteranno affinché la bandiera arrivi prima al sagrato della chiesa e impediranno a centinaia di cavalieri di superarla.
Solo chi ha dato prova del suo coraggio e della sua maestria a cavallo e abbia dimostrato la sua fede per il santo può portare la bandiera.

Il 6 luglio la processione guidata dal parroco e dal sindaco (anche loro a cavallo), arriva e si ferma davanti alla croce di pietra e i cavalieri vengono benedetti.

Sa pandela madore è colui che da il via alla corsa scegliendo il momento giusto per partire e lanciarsi al galoppo giù per la collina. I cavalieri vedendo partire la Pandela Madore realizzano che la corsa ha inizio e si lanciano all’inseguimento tentando di inseguire sa pandela prima che arrivi all’arco della vittoria. Intanto lungo il percorso vengono sparati centinaia di colpi di fucile a salve che aizzano i cavalli a correre al galoppo. La corsa sfrenata e velocissima verso lo stretto arco della vittoria rappresenta la parte più pericolo dalla corsa, un piccolo errore significherebbe andare a sbattere a velocità sostenuta contro le colonne di pietra. Nel 2002 un cavalieri è morto.
Le urla assordanti della folla gli spari di fucile accompagnano sa pandela madzore la sua scorta e i cavalieri sul sagrato della chiesa.

Qui compiranno alcuni giri fermandosi al termine di ciascuno di essi per pregare davanti alla chiesa. Esauriti i giri ( sa pandela madzore decide quanti, ma comunque un minimo di 5 ed un massimo di 7) la corsa riprende in una ripida discesa con una curva a 90 gradi molto pericolosa e selettiva per raggiungere poi “sa muredda” un recinto in pietra con all’interno una croce. I cavalieri compiono ancora dei giri rituali attorno a sa muredda per poi risalire a tutta velocità verso al chiesa.

La cornice dei fedeli che arrivano da tutta l’isola, gli spari dei fucilieri fanno si che i cavalli vengono eccitati al massimo e la bravura del cavaliere è quella di “domare” il suo cavallo in un ambiente particolarmente duro.

Dopo 8 giorni (s’ottava) la sacralità della rappresentazione si ripete, ma questa volta senza cavalli. I partecipanti si sfidano a piedi.

Attorno alla festa religiosa si sviluppa anche una festa pagana, e come in molte feste della Sardegna i banchetti a base di carne pesce e buon vino non mancano.

Tue, 09 Aug 2016 17:52:14 GMT